Ripercorrendo la storia della Musica ci rendiamo conto di quanto la relazione tra canzoni e automobili sia quanto di più stretto possa esistere.

Con le mani al volante, alla radio, dalle vecchie musicassette, con i cd ed oggi con i nostri Ipod la musica ci accompagna, ci rilassa, ci scatena, ci fa, anche solo per un momento, nel privato di una cinque o tre porte che sia, diventare i migliori showman di tutti i tempi (magari con i finestrini alzati, ché cantare a squarciagola nel traffico potrebbe essere divertente per noi, forse non per chi ci osserva).

Moltissimi gli artisti nazionali e internazionali che oltre a collezionare auto gli hanno dedicato un po’della propria arte, vari e svariati i testi che hanno per protagonista un’automobile o che proprio il titolo sia dedicato ad una di queste.

Nel panorama italiano cominciamo col ricordare nel 1975, ad esempio, Paolo Conte che ha esaltato i piaceri di mettersi al volante di una 500, magari in compagnia di una bella bionda, ne La Topolino Amaranto, mentre nel 1966 Enzo Jannacci scrisse in dialetto milanese La Balilla, ovviamente dedicata alla mitica Fiat 508. Come non citare poi Torpedo Blu di Giorgio Gaber?
Due le auto citate da Rino Gaetano ne L’operaio della Fiat (la 1100): la 128, odiata per lo sfiancante lavoro alla catena di montaggio, e la 1100, appunto, con cui l’operaio si distrae nel fine settimana. Quest’ultima finisce bruciata alla fine del testo: sorte che poteva toccare anche ad un’altra 1100, quella citata da Fabrizio De Andrè ne La canzone del Maggio.

 

Musica e motori: una relazione destinata a durare

 

Nel panorama globale invece non possiamo non citare Mercedes Benz, un brano musicale scritto da Janis Joplin, Michael McClure e Bob Neuwirth, eseguito a cappella dalla cantante statunitense e pubblicato nell’album del 1970 Pearl.

Questa sarà l’ultima canzone registrata dalla Joplin che morirà da lì a poco di overdose all’età di ventisette anni. Il brano è una preghiera ironica rivolta a Dio, a cui chiede di regalarle degli oggetti di valore visto che ha “lavorato duramente tutta la vita”

“Oh lord won’t you buy me a Mercedes Benz.
My friends all drive porsches, I must make amends.
Worked hard all my lifetime, no help from my friends.
So oh lord won’t you buy me a Mercedes Benz”.

 

Musica e motori: una relazione destinata a durare

 

I Queen nel 1975 pubblicarono I’m In Love With My Car:

“Una macchina da sogno, così pulita, con i pistoni che pompano e le borchie che luccicano: quando stringo il tuo volante, tutto ciò che sento è la tua grinta; quando la mia mano è sulla leva del cambio oh, è come una malattia… E quando me vado in giro a tavoletta non sono costretto ad ascoltare le solite chiacchiere senza senso…”
Protagonista un amore sconfinato una passione per la macchina che quasi diventa una malattia. La storia di un uomo che non vede altro che la sua quattro-ruote, per amore della quale è disposto a qualunque follia: persino liquidare amori in carne e ossa.
“Ho detto alla mia ragazza che non ho potuto fare a meno di dimenticarla: comprami un nuovo carburatore, piuttosto. Così lei si è tolta di mezzo dicendo che era finita. Le macchine mica ribattono così aggressive, sono solo amiche a quattro ruote”.

 

Musica e motori: una relazione destinata a durare

 

Little Red Corvette è un singolo del cantante e musicista statunitense Prince, pubblicato nel 1982; l’artista scrive questo testo sull’intrigante quanto classica metafora ragazza/auto. Il brano disegna un avvincente parallelo tra lo spirito spregiudicato e le prestazioni sportive di un’auto-icona della cultura americana (il cui nome richiama – e, forse, non è un caso – una veloce nave da guerra) e quelle di una conturbante ragazza il cui fisico dovrebbe – secondo il protagonista della canzone – essere rinchiuso in una galera.

“Credo che avrei dovuto capirlo dal fatto che parcheggi di traverso
che non sarebbe durata; sei il tipo di persona che crede nel pomiciare una volta sola:
“Amali e lasciali” in fretta”.”


Fast Cars
di Tracy Chapman, la voce femminile del brano racconta la storia della propria vita, cominciando dal momento in cui sua madre lasciò il marito, disoccupato ed alcolizzato, e lei decise di lasciare la scuola per occuparsi del padre. In seguito narra di aver lasciato la propria città natale con il fidanzato nella speranza di avere una vita migliore.

Nell’ultima frase del brano la narratrice, rivolgendosi al marito, gli dice:
take your fast car and keep on driving
e poi continua con:
“Tu hai una macchina veloce e io un piano per portarci via di qui […] non dovremo andare troppo lontano, basta la città al di là del confine; ci troveremo un lavoro e alla fine capiremo cosa significa vivere”.
Cambia l’atmosfera, la macchina come opportunità di riscatto; un mezzo per lasciarsi alle spalle un presente deprimente e privo di prospettive, e cercare un altrove nel quale provare a dare un senso alle cose.