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Valentino Rossi: una vita passata su due ruote

Quando si parla di MotoGP il primo nome che salta in mente è Valentino Rossi. Il giovane pesarese è infatti una vera icona delle due ruote, e che lo si ami o lo si odi, non si può negare l’incredibile apporto che ha dato alla disciplina.

Un nome che, insomma, non è facile da dimenticare.

Nato il 16 Febbraio 1979 a Urbino, fin da piccolissimo si ritrova a contatto con i motori. Influenza del padre Graziano, pilota anche lui di motomondiale negli anni ’70.

In un intervista del 2015 il padre ricorda la precocità del figlio: «Andavamo sul piazzale della Berloni, legavo con una corda la sua macchinina dietro al mio motorino e lo trainavo mentre faceva i traversi e il controsterzo». Quanti anni aveva? «Forse manco due, me lo ricordo perché a due anni e mezzo ha avuto in regalo un motorino con le rotelle. Che ha tolto quasi subito

Precocità che lo porterà a cimentarsi con i go-kart nel 1990 per poi passare poco dopo alle minimoto. Il giovane pilota inizia a vincere gare e campionati a ripetizioni, fino a debuttare nel 1993 nel campionato Sport Production, in sella ad una moto vera, una Cagiva 125.

Lo vincerà l’anno seguente e nel ’95 vincerà anche il campionato italiano delle 125 e si piazzerà terzo in quello europeo.

Nel 1996 c’è il salto al motomondiale, alla guida di un’Aprilia nella categoria 125.
La stagione viene conclusa al nono posto, ma ciò non gli impedisce di ottenere la sua prima vittoria e la prima pole position in Repubblica Ceca.

L’anno successivo vince il suo primo titolo mondiale, sempre con l’Aprilia, chiudendo la stagione con 321 punti, frutto di ben 11 vittorie.

Valentino gareggerà sempre con il numero 46, anche quando potrebbe portare l’1 di campione, in onore del padre che quando correva utilizzava lo stesso numero.

Nel 1998 passa in 250 ed è un anno di assestamento, chiuso comunque al secondo posto a distanza di soli 23 punti dal campione Loris Capirossi. Il secondo trionfo mondiale arriva l’anno dopo, l’ultimo in sella all’Aprilia prima di fare il passaggio di squadra e categoria.

Nel 2000 infatti avviene il passaggio in 500 e la firma con la Honda. Rossi verrà seguito nella nuova squadra dal suo sponsor Nastro Azzurro e convincerà la casa giapponese ad avere l’assistenza di Jeremy Burgess, precedentemente capo tecnico di Mick Doohan, con il quale instaurerà una collaborazione duratura che dura tutt’oggi.

In quest’anno d’esordio vince due GP (Gran Bretagna e Brasile) e conclude al secondo posto dietro Kenny Roberts Junior. L’anno dopo conquisterà il terzo titolo, stracciando la concorrenza con ben undici vittorie e chiudendo con 325 punti iridati.

Nel 2002 la classe 500 diventa MotoGP, caratterizzata dai nuovi motori a quattro tempi di 990 cm ma Rossi non si fa problemi e porta a casa, anche questa volta, undici vittorie e 355 punti iridati che gli permettono di conquistare il quarto titolo. Un vero e proprio trionfo, anche se la prestazione migliore Valentino la darà l’anno dopo, terminando tutte le gare sul podio (9 vittorie, 5 secondi posti e 2 terzi) e conquistando ben 357 punti.

Il 2004 è segnato dal suo passaggio alla Yamaha, portandosi sempre appresso Burgess e molti del suo staff tecnico, e anche in questo caso il risultato non cambia. Vittoria dell’annata, a dodici anni dall’ultima vittoria di un pilota Yamaha, e vittoria anche per quella successiva, con l’incredibile risultato di 367 punti che gli permette di diventare campione del mondo con quattro gare d’anticipo.

Questa congiuntura positiva s’arresta, abbastanza a sorpresa nel 2006. Annata iniziata male, con una caduta nel primo giro della prima pista, e segnata da un testa a testa con Nicky Hayden che si chiude a favore di quest’ultimo. Anche l’anno successivo si classificherà terzo, alle spalle di Stoner e Pedrosa, rimediando anche un brutto infortunio alla mano sull’ultima pista a Valencia, il primo della sua carriera.

Ma il biennio 2008-2009 si dimostra particolarmente favorevole. Valentino vince tutt’e due i motomondiali, il primo addirittura con tre gare d’anticipo. In questo periodo festeggerà anche i 200 gran premi in carriera (a Donington) ed il record di vittorie tra 500 e MotoGP (69 ad Indianapolis) battendo il record di Giacomo Agostini.

Nel 2010 si infrange il sogno di conquistare il decimo titolo mondiale a causa di un incidente durante le prove del Gran Premio d’Italia al Mugello che gli frattura tibia e perone. Rossi finirà per saltare quattro gare( di cui tre vinte dal suo compagno di squadra Jorge Lorenzo, che finirà anche per aggiudicarsi il mondiale) ma già dopo un mese e mezzo ritorna in pista e vince in Malesia.

Il 2011 è l’anno in cui Rossi decide di sposare il progetto Ducati, ma questa collaborazione non si rivelerà felice. Valentino fa fatica a domare la desmosedici ed il biennio passato a Borgo Panigale si conclude con un settimo ed un sesto posto e soli tre terzi posti conquistati in gara in due anni.

Nel 2013 quindi decide di ritornare in Yamaha, ma anche questa stagione non si rivelerà  soddisfacente, dominata dai piloti spagnoli Marquez, Lorenzo e Pedrosa. Nel 2014 va meglio, con due vittorie, vari podi ed un secondo posto in classifica generale.

Nel 2015 si rivede il Valentino dei tempi migliori, la stagione inizia con la vittoria di Losail e il pilota mantiene la leadership con altre tre vittorie e dieci podi. Il finale di stagione ci porta a quello che verrà definito “Il fattaccio di Sepang”, dopo il contatto con Marquez e la querelle risoltasi a favore di quest’ultimo, Rossi viene penalizzato e parte ultimo a Valencia. Riesce a rimontare fino al 4° posto ma non è abbastanza ed il titolo finisce nelle mani di Lorenzo.

Ad inizio 2016 vari ritiri hanno reso la corsa per il titolo iridato in salita e alla fine Valentino si classifica secondo, vedendo Marc Marquez conquistare il titolo.

Ma Valentino Rossi non è solo moto e MotoGP. Ha infatti partecipato a diverse gare di rally ottenendo discreti risultati, allo stesso modo con le monoposto di Formula1 ha registrato dei tempi notevoli.

Non a caso il pilota ha annunciato spesso che quando smetterà di correre in moto probabilmente si dedicherà alle quattro ruote, senza specificare ancora la disciplina.

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